Grazie, grazie a tutti voi che siete qua oggi perché qualcuno diceva “Non è importante chi viene a parlare, ma anche chi viene ad ascoltare”. Se questo è un momento di relazione, speriamo che continui, e che tutti coloro che sono in questa sala lavorino per migliorare e per strutturare bene e meglio il microcredito.

Audrey Hepburn, la bellissima di Vacanze Romane, premio Oscar, donna, diceva: “Ricorda, se hai bisogno di una mano, la troverai in fondo al tuo braccio”, questo per noi è il microcredito. Come ha detto la Presidente pocanzi, si tratta di dare una possibilità di esprimersi alle persone che arrivano e che vengono a chiedere un microcredito. Il microcredito, riprendendo le parole di Yunus in questa sala e quanto ci ha raccontato quest’oggi il Presidente Baccini trasforma l’individuo da job seeker a job creator, cioè stiamo trasformando radicalmente il modo di vedere l’impresa, cioè tu diventi attore della tua impresa.

Vi racconto qua in breve, nei 7 minuti, il punto di vista di un operatore di microcredito, quindi un punto di vista limitato, viziato, parziale. È chiaro che è di quella parte anche dei microimprenditori e degli esclusi che incontriamo ogni giorno. PerMicro nasce nel 2007, dal 2009 è un intermediario vigilato, ha una compagine varia: una banca, cinque fondazioni, il Fondo Europeo degli Investimenti, due fondi di investimento. Abbiamo 14 filiali in Italia e impieghiamo 52 persone, cioè siamo noi stessi un’impresa.

Abbiamo erogato 10.112 microcrediti, per 64 milioni di euro, di cui 1.600 ad imprese creando circa 2.000 posti di lavoro. Il 52% di queste sono start-up, il 48% sono diretti a giovani aventi meno di 35 anni, più del 50% sono donne. Generalmente, quando viene un uomo chiediamo: “E sua moglie firma?”, in realtà lo chiediamo in entrambi i casi cioè chiediamo la partecipazione.

È un’esperienza, la nostra, che mira alla sostenibilità d’impresa anche di noi stessi perché essere sostenibili è innanzitutto essere replicabili nel tempo e nello spazio. I nostri dunque non sono mai beneficiari ma clienti con la loro dignità, le loro competenze e le loro capacità che portano per avere questo credito. Il credito è “fidarsi di” dall’etimologia latina cioè “il credito” vero e proprio.

Mi piacerebbe raccontarvi qualcuna delle 100 storie che stanno in questo libretto che se volete potrete avere mandando un’e-mail a info@permicro.it e che consegno, come se lo consegnassi a tutti voi, alla Presidente che ha ripreso anche una di queste storie sul suo blog qualche mese fa.

Arriviamo al workshop e quindi alle questioni operative.
La poesia: finalmente c’è una legge, dal 2010 la aspettiamo ora c’è ed è attuativa! Grazie, grazie allo sforzo che è stato fatto dal Parlamento, dall’Ente e da RITMI; grazie a tutti quelli che hanno creduto nel creare un contesto apposta per il microcredito, è importante.
La prosa: ci sono dei limiti attuativi, cioè la regolamentazione è stretta. Si comprende benissimo la ratio e il dott. Zeloni l’ha ben specificato, ma certamente non possiamo dimenticare che questa regolamentazione stretta rende tortuosa e forse impossibile, allo stato attuale delle cose, la sostenibilità di un’impresa che voglia diventare una 111. È un alert, noi ci abbiamo provato e ci proveremo, vogliamo entrare perché il nostro vestito e il nostro dna è il microcredito ma certamente questa legge è fortemente regolamentata (pur per ragioni chiare e comprensibili) ma non facilita la sostenibilità.

Ora bisogna, secondo la nostra visione parziale di chi fa microcredito da 8 anni e di chi ha a che fare con gli imprenditori tutti i giorni, bisogna favorire prima del microcredito, la nascita di un settore con delle specificità e con degli attori che fanno di mestiere il microcredito.
Quindi ecco due punti:

1) bisogna dare spazio e forza a chi lo vuole fare davvero quindi dando spazio alla sostenibilità e alla replicabilità perché la sostenibilità che si traduce anche in un tasso alto ai clienti significa che chi eroga un finanziamento lo farà anche domani, dopodomani e lo farà in tutti i posti dove il microcredito è opportuno e serve. Quindi dando l’opportunità a tutti, non solo ai primi 100, 1000, 10.000 che arrivano al fondo. Se l’attività è sostenibile ed è replicabile, tutti quelli che hanno un diritto, potranno prendere un microcredito. Occorre anche dare spazio alla professionalità, come ha spiegato prima la prof.ssa Brunori, perché fare microcredito è un mestiere. Non mischiando, per favore, il credito e le banche con le istituzioni di microcredito e il microcredito, come è stato fatto col fondo MISE creando imbarazzo a noi e alle banche stesse. Questi sono proprio due mestieri differenti, per varie ragioni, senza polemiche, e senza finte accezioni sul mondo bancario. Non per niente, una banca è nostra socia: perché ritiene che attraverso un’istituzione specializzata e specifica di microcredito si possa fare in maniera efficace ed efficiente il microcredito.

2) bisogna dare un contorno più ampio, parlerà il nostro Presidente di RITMI sulla legge del microcredito, se il microcredito è considerato uno strumento di sviluppo e non solo uno strumento finanziario come deve essere (perché è uno strumento finanziario che offre un credito a chi non lo ha, ma pur sempre uno strumento finanziario, e dunque il cliente e non il beneficiario).

Oltre a un contorno, bisogna dare uno specifico supporto: penso a un funding per chi eroga, come noi, a dei fondi di garanzia (come già sono stati pensati) magari dedicati ad alcune fasce e soggetti affinché si spinga il mercato verso una direzione; e in ultimo, il pagamento dei servizi ausiliari che, come ha detto bene la dott.ssa Lanzoni prima, sono l’elemento centrale del microcredito. Senza i servizi ausiliari il microcredito non esiste. E vi ricordo che per ogni cliente a cui noi diamo il finanziamento, ce ne sono altri 5 a cui noi dobbiamo dire “no”; seguiamo questi soggetti con la stessa attenzione, professionalità e dedizione di quelli a cui diciamo “sì”, ma a volte dire “no” serve.

Concludo dicendovi che noi ci siamo, sia per fare, come Ministeri e come Regioni, il microcredito in maniera efficace ed efficiente senza sprecare risorse; sia per pensare, fare una nuova regolamentazione, fare ulteriori passi. Non c’è nulla da rifare, “non è tutto da rifare” come diceva Bartali ma c’è qualcosa da rivedere.

E chiudo con la seconda parte della frase di Audrey Hepburn, lei diceva: “Ricorda se hai bisogno di una mano, la troverai in fondo al tuo braccio. Quando diventi più grande, ricorda, la prima mano serve per aiutare te stesso, la seconda per aiutare gli altri.”
Questo è il senso e la ragione per cui penso siamo tutti qua oggi. Grazie.

Intervento di Andrea Limone Camera dei Deputati – 21.07.2015

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